I miei pensieri

INDIA

India, ritenuta per antonomasia misteriosa. Per mio conto il mistero sta e resta nell’impossibilità di capire a fondo i comportamenti, le usanze, i riti dei suoi abitanti, poiché mille miglia dai nostri e non c’è da stupirsene, viviamo in realtà diverse. L’India con le sue apprezzabili, innegabili bellezze, i suoi misteri, è tuttavia un paese retrogrado; me ne convince il fatto che vi regna sovrano il razzismo, le differenze di classe. Penso che a creare tale situazione vi abbia contribuito il passato colonialismo degli inglesi. Un esempio lampante di quanto siano veritiere le mie affermazioni può dimostrarlo la sorte toccata ai così detti “intoccabili,” gente poverissima. Da una ricerca fatta, risulta che, ritenuti di bassa casta, il potere altamente discriminatorio li costringe ai lavori più umili. Impiegati come spazzini di rifiuti organici umani, ritenuti appartenenti a caste inferiori, per sfamarli, il cibo viene loro gettato per terra come se fossero cani. L’appellativo di “intoccabili” credo sia nato da persone altolocate, a cui fa ribrezzo il solo pensiero  che la casualità possa farglieli toccare mentre camminano per strada. Che gli indiani siano un popolo poco evoluto, quasi ristagnante nei primordi della vita, lo dimostra il fatto che, come gli uomini primitivi hanno innalzato agli altari numerose divinità maschili e femminili; cito le tre più note: Brahma, Shiva, Vishnu e fin qui niente di strano dato che hanno sembianze umane ma, l’incredibile diventa preponderante se si pensa che la loro adorazione oltrepassando i limiti della ragione e del buon senso si estende anche verso numerosi animali. Tra i più noti basta citare le vacche sacre che camminano libere e indisturbate per le strade e poi, dulcis in fundo fanno innalzato un tempio perfino ai topi. I cattolici in punta di morte si accontentano di ricevere l’estrema unzione dai preti; gli indiani invece se muoiono per strada, prima di esalare l’ultimo respiro, si accontentano di stringere tra le mani la coda di una vacca! Comunque sia, l’India resta un paese da sogno che confesso, visiterei volentieri se con l’aiuto di qualcuno potessi eliminare tanti se e tanti ma…

TECNOLOGIA

 

Non amo la tecnologia. Per necessità riesco appena a tollerare il computer e il cellulare in mio possesso. Imperterrita, con sempre nuove invenzioni, la tecnologia avanza senza soste, ormai è sovrana per cui dobbiamo stare attenti a non assoggettarci al suo dominio poiché potremmo rimanerne schiavi. Oggi è già possibile verificarne gli effetti negativi: Molte industrie, fabbriche, aziende hanno affidato alle macchine il lavoro che per necessità di sopravvivenza spettava all’uomo, creando disoccupazione, povertà. Conseguenze non meno dannose derivano dall’uso esagerato, quasi maniacale degli smartphone, tablet, cellulari. Camminando per le strade s’incontrano uomini, donne, a volte perfino bambini con gli occhi fissi su questi oggetti, intenti a scrutare, digitare, parlare, magari con cuffie alle orecchie. A guardarli si ha l’impressione di persone ammattite che parlano da sole. Una sera sono andato a teatro per assistere alla rappresentazione dell’Aida; (opera lirica di Giuseppe Verdi) in una balconata sedevano ai miei lati due ragazzi, entrambi invece di guardare verso il palcoscenico, per tutta la durata dello spettacolo hanno tenuto lo sguardo fisso sui loro smartphone o tablet che fossero, tenuti sul palmo di una mano e con l’altra impegnata alla digitazione; il che mi induceva a chiedermi: – Perché sono venuti, se quest’opera incantevole non suscita in loro nessun interesse? – Questo è un esempio lampante di come l’attaccamento morboso alla tecnologia può distogliere dalla realtà, farcela ignorare e perdere certi valori essenziali per poter vivere umanamente. Visto e considerato mi vien fatto di dire: – Bene, usiamo pure i cellulari e quant’altro, ma sarebbe corretto tenerli spenti mentre si cammina per strada e usarli solo per impellenti necessità, per difficoltà inaspettate. Se invece desiderate fare quattro chiacchiere con amici, parenti, fatelo in casa servendovi magari del telefono fisso. Coi mezzi che ci sono oggi comunicare con gli altri è facilissimo, purtroppo diventa sempre più difficile, sempre meno desiderabile incontrarsi e parlare faccia a faccia; questo è un male da prenderne coscienza e cercare di porvi riparo. La tecnologia propone, ma il nostro io può e deve disporre, nel senso che con ponderato discernimento, deve accettare soltanto ciò che non apporti danno al vivere comune. 

GIOCHI DI PAROLE

1) Apollo: A pollo, stai attento, sennò quelli ti spennano!

2) Cianfrusaglie: Cian Fru (ipotetico nome d’uomo cinese) sa gli   e-rrori che commette quando cerca di parlare l’italiano?

3) Polizia: (Domanda) Sai che cos’è la polizia?

(Risposta) E’ la sorella della poli-mamma.

4) Caramella: Cara Mella, (ipotetico nome di donna) questa volta la tua ipocrita dolcezza non m”inganna!

5) Tunisia: (dialogo tra amici) – Tuni-sia come sia, il tuo nome qui in Italia suona ridicolo. Non potresti sostituire la u con o e chiamarti Toni? 

– Di fatti mi chiamo Toni ma, per ricordarsi e ricordarmi che sono nato in Tunisia, mia madre preferisce chiamarmi Tuni ed esige che mi presenti agli altri così etichettato.

– E tu non ti ribelli?

– Ribellarmi per cosa, per una semplice vocale? Non ne vale la pena. Tuni in definitiva è un nome molto originale, a me piace e me lo tengo stretto.

6) Ridicolo: Ridi colo-sso… si, colosso d’argilla! La tua soda muscolatura non mi spaventa; sono campione di Karate, mi basta darti una pedata per stenderti al suolo.

7) Cipiglio: – Io ci piglio gusto cara a toccarti là… dove tu sai e tu?

– C’è bisogno di chiederlo? Se tu ci prendi gusto, stanne pur certo, io ci godo!

8) Stronzate: – Stronza-te ne vai senza nemmeno dirmi addio dopo tutto quello che ho fatto per te, ma sappi che ti ripagherò di tutto il malfatto.

– Come, in danaro? –

– No, con tante lacrime che ti farò versare. Dissoluta come sei, il danaro puoi andare a guadagnartelo sui marciapiedi! –

9) Seminarista: – Semina, rista-bilisci il tuo rapporto con la terra, ritorna contadino; la natura te ne sarà grato. –                                                                                                             

10) Cornamusa: – Corna-musa! Soltanto corna ti meriti dalla parte mia, poiché non mi ispiri più, sono costretto ad abbandonare e chiudere per sempre questo gioco di parole. –

CULTURA

 

Si, siamo siamo esseri intelligenti ma, per poterla utilizzare in maniera corretta, l’intelligenza va coltivata, in che modo? Ovviamente studiando. Se per ragioni economiche o per altri motivi non avete potuto proseguire e approfondire gli studi non arrendetevi, istruitevi da soli, diventate autodidatti. Un famoso scrittore di cui non ricordo il nome, in un suo libro afferma che, l’autodidatta non è colui che non ha avuto insegnanti ma colui che non ha bisogno d’insegnanti! Il merito di chi impara da solo è maggioro di chi da solo non vi riesce per cui vi incito a leggere. Leggete, leggete il più possibile; i libri insegnano, vi aiutano a rapportarsi in maniera corretta nel sociale, a giudicare con criterio chi ci governa, a fare giuste scelte nel periodo delle elezioni: cose che, oggi come oggi in Italia non avvengono. La maggior parte del popolo italiano, purtroppo ristagna ancora nell’ignoranza, facilmente si lascia abbindolare da politici corrotti e generalmente restano a loro fedeli anche se venuti a conoscenza dei loro misfatti, accontentandosi magari unicamente della simpatia che riescono a suscitare esteticamente con l’aggiunta di cordiali parole e false promesse. Leggete romanzi, ma non trascurate di accostarvi a libri di storia, di “Saggi” che trattano determinati argomenti, di “Documenti” che parlano di storie vere, di vite vissute. (Le librerie o i cataloghi Mondadori possono aiutarvi nelle scelte.) Per quanto riguarda i romanzi non sempre riescono ad insegnare qualcosa. Ci sono scrittori che per vanità, desiderosi soltanto di esibire cultura, riempiono i loro libri di sofisticati, grossi paroloni e di concreto, d’interessante non dicono un bel nulla. Costoro vanno biasimati per l’irreparabile vuoto mentale di cui sono pregni. Per contro, vi sono scrittori che pur scrivendo con semplicità e scorrevolezza riescono a dire cose profonde; tra questi le mie preferenze vanno a John Steinbek, uno scrittore a parer mio unico, inimitabile, nato e vissuto in America. Le pagine dei suoi libri sono intrise di poesia, sensualità, umorismo. Dotato di grande umanità parla prevalentemente di gente umile, povera e nel descrivere i personaggi sembra che le sue parole li accarezzino. Riconosciuto quale grande scrittore del novecento, nel 1962 gli viene conferito il Premio Nobel. il suo libro più famoso è “La Valle dell’Eden” da cui è stato tratto anche un film. Ho letto quasi tutti i suoi libri, ne cito uno dal titolo “Al dio sconosciuto” che a me è piaciuto particolarmente. Ciascun personaggio crede in divinità diverse, ciò tende a far capire in conclusione al lettore che, non essendo possibile affermare con certezza l’esistenza di un dio, ciascuno di noi può credere a ciò che vuole. Tra gli scrittori moderni ammiro Piergiorgio Odifreddi: matematico, si occupa di filosofia e saggistica varia, critica religiosa, presenza pubblica, critica, polemiche e di tante altre cose. Attento osservatore della realtà sociale in cui oggi viviamo, critica senza peli sulla lingua tutti e tutto ciò che d’ingiusto può danneggiare la nostra intelligenza, il nostro vivere quotidiano. Se vi capitasse sottomano un suo libro, leggetelo senza indugi, ne rimarrete immensamente soddisfatti. 

RAZZISMO

Razzisti lo siamo un po’ tutti e non per cattiveria ma per istinto, anche se alcuni sono convinti erroneamente di non esserlo. Il perché possiamo capirlo se osserviamo il comportamento degli animali selvatici. Prendiamo ad esempio i leoni, essi difendono e allontanano rabbiosamente animali di specie diverse se tentano di penetrare nel proprio territorio e a volte scacciano persino i loro simili che per qualche ragione abbandonano le zone dove hanno vissuto e che vagando alla ricerca di nuove per stabilirvisi, magari casualmente oltrepassano i confini delle zone altrui. Similmente l’uomo impulsivamente, all’arrivo nel proprio territorio di gente che ha varcato le frontiere, specie se nera, prova nei loro confronti una certa avversità ma, poiché è un animale di intelligenza superiore gli riesce facile zittire l’istinto e votarsi alla tolleranza e questa ingenuamente gli fa credere di non essere razzista per cui, accoglie, rispetta, aiuta. Ma non tutti riescono a tanto. Molte persone fanno prevalere l’istinto per cui, mostrando apertamente la loro avversità verso gli intrusi, riescono ad essere più sinceri di coloro che tollerano, quindi non vanno biasimati. Ciò che più può discostare da alcuni africani non è tanto il colore della pelle ma il volto che ha conservato caratteri somatici scimmieschi: naso schiacciato, grandi labbra, mandibole che ne deformano l’ovale. Personalmente, mi riesce difficile accordare le mie simpatie ai cinesi e ai giapponesi; stimatore e adoratore di tutto ciò che è bello non riesco, per quanto mi sforzi, a riconoscere nei loro volti la bellezza. Per non creare difficoltà insuperabili ad alcuno, cerchiamo dunque di frenare l’istinto e se proprio non possiamo farne a meno, limitiamoci a tenerci lontano dagli aspetti estetici che non ci garbano e non dall’uomo in se stesso, a qualsiasi razza appartenga. Siamo tutti esseri umani ed indistintamente, tutti meritevoli di rispetto 

 

OMOSESSUALITA’

Parlo al maschile ma quanto segue, vale anche per la donna. Siamo nel terzo millennio e c’è ancora gente che per ignoranza e ipocrisia ritiene che l’omosessualità sia un deplorevole vizio, per cui disprezza, sbeffeggia ed usa perfino violenza contro chi per il suo naturale essere la pratica, inducendo spesso i più deboli, i meno agguerriti al suicidio, incapaci come sono di sopportare e di combattere le umiliazioni a cui vengono sottoposti. Costoro devono sapere che l’omosessualità non è un vizio acquisito, omosessuale si nasce e non è una disgrazia ma a mio parere è un privilegio che il cielo concede a pochi individui; in seguito capirete il perché. Ciascuno di noi essendo stati concepiti dall’unione uomo-donna conserviamo nel nostro organismo fin dallo stato embrionale una bassa percentuale di cellule femminili se nati maschi e maschili se nati femmine. Un uomo solo su mille nasce esente da cellule opposte al suo sesso e lo si può considerare a ragione un uomo perfetto. E il resto, la maggioranza? Si possiamo considerarli imperfetti ma, in fin dei conti più fortunati dei perfetti poiché, la percentuale di femminilità in loro possesso li rende complici della donna, permettendo di percepire in lei una parte di se stessi per cui, facilmente se ne innamorano, ignari di innamorarsi egoisticamente anche un po’ di se stessi. A questo punto è lecito pensare che, l’uomo perfetto sia proprio l’omosessuale. Non avendo a disposizione prove scientifiche, immagino che il suo organismo paradossalmente sia privo di cellule femminili per cui, impossibilitato a percepire una parte di se stesso nella donna, non può sentirsene attratto. In alternativa il suo istinto lo porta a rivolgere le sue necessità sessuali verso i propri simili, spinto non tanto da un intimo desiderio ma da un’ardente curiosità che gli consente di mettere da parte la propria personalità, nel tentativo di appropriarsi psicologicamente del corpo, della personalità del suo partner, sperando di poter godere (spesso riuscendovi) non del suo ma, del godimento dell’altro. Visto sotto questa prospettiva egli all’occorrenza, rinunciando alla propria personalità, similmente al protagonista di un romanzo pirandelliano, diventa uno, nessuno ed oltrepassando la soglia dei centomila può espandersi all’infinito e racchiudere in se tutti gli uomini del mondo. Gli oggetti rari diventano preziosi, acquistano valore. La stessa cosa si potrebbe dire degli omosessuali che a confronto di tutti gli uomini etero sparsi per l’intero mondo sono una minoranza, quindi rari e preziosi al pari e più degli oggetti essendo esseri umani. Non per niente gli antichi greci ritenevano che gli omosessuali fossero divinità, forse avvinti dalla facoltà che avevano di rapportarsi intimamente con lo stesso sesso; facoltà per loro sorprendente e addirittura miracolosa. Oggi con più realismo dovremmo imitare i greci e non per adorare ma rispettare chi è diverso da noi; basterebbe innalzarli non ai cieli ma giustamente al nostro stesso livello; quindi smettiamola, evitiamo di metterli da parte come creature indegne di vivere, dimostriamoci capaci di capirli e se possibile, se disposti, conservarli nel cuore come doni preziosi che la natura ha voluto offrirci. Ci tengo a precisare che esistono due categorie di omosessuali: alla prima appartengono i gay autentici, alla seconda gli effeminati che pur definendosi gay, veri gay non sono ma maschi che avrebbero preferito nascere femmine; mentre i gay autentici sono orgogliosi della propria mascolinità, convinti che la bellezza di un rapporto coi suoi simili, attivo o passivo che sia, sta nel non rinnegare se stessi.

RELIGIONI

Al catechismo ci chiedono: – Chi ci ha creato? – E a noi tocca rispondere: – Ci ha creato Dio, – ignari di essere caduti in un errore madornale poiché, se si fosse a conoscenza dell’evoluzionismo capiremmo che è stata la fantasia dell’uomo a creare Dio. Mi spiego: L’uomo primitivo guardando tutto ciò che l’universo permetteva di apparire ai suoi occhi, pensava che il sole, la luna, le stelle e quant’altro, fossero divinità, impossibilitato com’era dalla non conoscenza, a dare risposte sensate ai suoi molteplici come e perché. In epoche non troppo discoste dall’uomo primitivo, con più razionalità ma con altrettanta ignoranza e sfrenata fantasia, gli ebrei optarono per l’esistenza di un solo dio, un dio fatto a nostra immagine e somiglianza e nell’impossibilità di vederlo e toccarlo, lo spedirono a spron battuto nel regno dei cieli. In seguito il pensiero ebraico fu adottato dai cattolici, invalidato poi con la venuta di Cristo che si dichiarò figlio del Padre: I cattolici posero fede alle sue parole e lo adorarono come secondo Dio e potremmo aggiungere come terzo lo Spirito Santo. Ancora una volta con più saggezza, sostenendo che all’epoca non solo Cristo ma diversi altri uomini si erano proclamati figli di Dio, gli ebrei attenendosi alla realtà, non poterono fare altro che considerali esseri presuntuosi, pregni di fanatismo religioso e rimasero fermi nella convinzione del Dio unico. Sarebbe una gran bella cosa se in avvenire si eliminassero dal mondo tutte le religioni poiché istupidiscono l’uomo, esortandolo spesso a rinnegare o ad ignorare le verità scientifiche che, sempre di più danno luce al vero, all’innegabile realtà d’ogni cosa. Se proprio non potete fare a meno di credere in qualcosa a noi superiore, innalzate a divinità la natura che ci circonda; la sua bellezza innalzerà il vostro spirito e più d’ogni altra religione lo colmerà di splendide virtù. Nella parola “credere” vi è implicito il dubbio per cui, quando diciamo: – Io credo che… – senza rendercene conto esprimiamo allo stesso tempo sicurezza e dubbio e questo vale anche quando il credere e rivolto a Dio. Tutto sommato, gli osservanti di qualsiasi religione, più che credenti meriterebbero l’appellativo di creduloni. Per meglio capire quanto segue, osservate l’immagine che precede quest’articolo. Che discendiamo dalle scimmie è innegabile; selezionate dalla natura alcune di esse col passare del tempo, gradualmente persero l’aspetto primitivo e divennero “homo erectus” poiché la struttura dei loro corpi assunse una forma definitivamente eretta, avvicinandosi decisamente all’aspetto fisico degli uomini attuali. Ulteriormente evoluto l’homo erectus acquisito più cervello e più intelligenza si trasformò in homo sapiens: antenato ultimo a cui dobbiamo la nostra esistenza. La scimmia come è giusto pensare discende a sua volta da altri animali e non è che i cambiamenti avvengono da un momento all’altro, l’evolversi, il trasformarsi richiedono millenni. Ciò considerato, possiamo arrivare alla conclusione che tutti gli animali (nessuno escluso) sono da considerarsi nostri lontani antenati, compreso una sorta di verme, primo ed unico fossile ritrovato, cui la natura aveva dotato di vertebre. La scoperta e lo studio dei fossili hanno confermato l’evoluzionismo. La scienza non può mentire. In tempi recenti a testimonianza di ciò che eravamo, è stato accertato che ciascuno di noi in fondo alla schiena possiede ancora attaccato al così detto osso sacro un frammento di coda, comunemente chiamato coccige. Se penso agli orrori commessi nel passato dall’inquisizione cristiana mi verrebbe di puntare il dito verso il colpevole che li generò; immaginandolo trasferito nel presente, a me dinnanzi gli direi: – Cristo, smettila di vaneggiare, la presunzione ti ha dato alla testa, rassegnati alla realtà dei fatti e toccati la coda!…  

POESIA

PREMESSA: Gli articoli scritti e quelli che seguiranno, immagino che possano sorprendere e infastidire il lettore per la loro tendenza a scardinare certe credenze. Se così fosse chiederei scusa anche se, intimamente ne sono orgoglioso poiché è nel mio carattere dissociarmi dal pensare comune; così, come il titolo di questo blog preannuncia, cerco di portare in luce verità nascoste.

E’ opinione comune che, basta comporre versi per fare poesia, nulla di più sbagliato. In versi si può scrivere qualsiasi cosa, bisogna poi vedere se in essi alberga davvero la poesia. Ho avuto modo di leggere versi di alcune persone che di punto in bianco, sedutesi a tavolino, illudendosi di poter fare poesia, hanno scritto soltanto corbellerie e a proprie spese, fatte pubblicare in ridicoli libricini, ignare che poeta non ci si improvvisa, ma che poeta si nasce. La poesia bisogna viverla per poterla esprimere di cuore, in un certo qual modo essa è preesistente, va cercata, individuata impegnando la propria sensibilità. Fin dai tempi antichi Dante Alighieri è stato ritenuto il più grande poeta di tutti i tempi io non sono troppo d’accordo; più che poeta lo considero un grande scrittore o commediante che dir si voglia. Nella sua “Divina commedia” sostituendosi a Dio, spedisce all’Inferno, al Purgatorio (luogo celeste di sua invenzione) chi gli pare e piace. In realtà nei suoi racconti in versi, di poesia ce n’è ben poca. Ad innalzarlo alle vette di grande poeta sono stati gli intellettuali; ciò dimostra che per poter riconoscere o scrivere la vera poesia, intelligenza e cultura non bastano se non aggregate ad una sensibilità poetica; se quest’ultima manca, nemmeno l’essere più acculturato del mondo potrà mai concepire  che cos’è una vera poesia. Un vero poeta dovrebbe evitare di ispirarsi a perone, a cose, a personaggi lontani dalla sua personale conoscenza per non cadere in errori. Un esempio di cattiva poesia può darcelo Alessandro Manzoni col suo “Cinque Maggio” in cui narra in versi vita e morte di Napoleone Bonaparte. Mi domando: – C’è poesia in questo personaggio? C’è poesia nelle sue belliche e sanguinose imprese? No di certo. Eppure, Manzoni viene considerato dai così detti intellettuali un grande poeta. A questo punto, scherzosamente mi viene da dire – Ah, potessi io, insieme alle false poesie, cestinare anche i falsi poeti!

MIRACOLI

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Grazie alle confidenze di un amico, ho potuto scrivere quest’articolo. La sua storia ebbe inizio molti anni fa, quando nelle famiglie, influenzate dal cattolicesimo, era tabù parlare di sesso, mantenendo a riguardo nell’ignoranza i propri figli. A tal proposito il mio amico sostiene di aver saputo come i bambini vengono concepiti quando ormai, sorpassato di gran lunga il ventesimo anno di età frequentando una biblioteca, gli capita sottomano un libro sull’argomento, lo legge ed è talmente contento di aver finalmente saputo, che scoppia in un’allegra risata. In età puberale, dopo lo spermarca (prima emissione dello sperma) per un lungo periodo di tempo, gli capita spesso di avere polluzioni notturne. Ignorando tutto ciò che concerne il sesso, al loro verificarsi durante il sonno, si sveglia di soprassalto e a spada tratta, timoroso di essere vittima di un’anomalia, cerca di reprimere con tutte le sue forze la fuoriuscita dello sperma, liquido filamentoso, appiccicoso a cui ancora non riesce a dare un nome e con esso il piacere che gli procura. Alle sue frustrazioni notturne si aggiungono quelle diurne, quando, costretto al cambio della biancheria intima, la vergogna lo assale, immaginando lo scontento di sua madre nel notare sulle mutande disgustose incrostazioni giallastre. A suo dire, (sono propenso a credergli) durante il periodo delle repressioni misteriosamente si sono sviluppate in lui facoltà extrasensoriali di preveggenza, ipnosi, trasmissione di pensiero e in merito, mi racconta alcuni convincenti episodi. Poi le polluzione notturne e le conseguenti repressioni si arrestano e con la loro scomparsa, scompaiono anche le facoltà extrasensoriali. Divenuto adulto, dopo aver letto un libro di Wilhelm Reich scienziato e psicologo, ex allievo di Freud, ripensando al suo passato si convince di poter dare una spiegazione plausibile alle misteriose facoltà acquisite. Reich sostiene che il sesso produce energia e che parte di essa viene consumata nei rapporti intimi; quel che resta, ad insaputa dell’individuo, va ad incentivare le forze impiegate nel suo lavoro. Da persona intelligente e di spiccato acume, alle comprovate certezze del famoso psicologo, aggiunge una sua personale teoria che, per primo sarei disposto a definirla strampalata ma che andrebbe presa in considerazione dagli esperti in materia per poi promuoverla o bocciarla. Rech sostiene tra l’altro che la repressione sessuale va ad incidere sul carattere delle persone, tale concetto può facilmente capirlo chiunque, anche se nessuno al mondo l’avesse mai enunciato. Più difficile sarebbe, accettare la teoria aggiuntiva del mio amico, secondo la quale, la repressione sessuale può produrre miracoli, attenendosi al suo vissuto. Sarebbe comunque esagerato definire miracoli le facoltà paranormali acquisite con la repressione ed egli stesso lo esclude. Tuttavia egli sostiene che, il concetto “repressione-miracoli” potrebbe diventare plausibile, veritiero se applicato ai santi. Avendo letto qualche libro sulla loro vita e venuto a conoscenza del castigato lor vivere, come sua consuetudine aggiunge e va oltre ciò che ha appreso. Ripensando alle teorie di Reich, arriva alla conclusione che, reprimere la propria sessualità equivale a reprimere l’energia che ne deriva poiché, ostacolata a raggiungere spazi biologici ad essa congeniali, come un fiume in piena devia la sua corsa e attraverso misteriosi canali, può sfociare in zone ancora inesplorate del cervello e rafforzare potenzialità nascoste, permettendo ai santi di fare miracoli. Difatti, chi più di loro, votati ad una religione sessuofoba come la nostra, professionisti della repressione e sadici flagellatori della propria carne potrebbe accumulare energia sessuale nei serbatoi cervicali? Con mostruosa ingenuità, al manifestarsi di un evento miracoloso ringraziano Dio, ignari che il vero dispensatore di grazie, il vero dio ingiustamente mortificato, ignorato, sacrificato risiede tra le loro gambe ed è a lui che dovrebbero inchinarsi o quantomeno abbassare le mutande ed elargirgli una carezza. Per concludere, l’amico con molta fantasia aggiunge: – Se il sesso dei santi maschi o femmine che siano potessero parlare, indubbiamente direbbero: – Soffrite pure ingenui creduloni, la rinuncia al piacere non vi fa onore; il godimento che dovrei condividere con voi, incanalato per vie note a me solo si trasforma in forza miracolistica, fenomeno inspiegabile per chi non leggesse questo articolo o per coloro che bisognosi di aiuto si rivolgono a voi con preghiere e se la grazia è stata ricevuta, ignoranti e creduloni quanto, se non più di voi, l’ammantano di un alone divino, v’innalzano ai cieli, lontani mille miglia col pensiero, dalle vostre mutande. A questo punto l’amico si scusa dicendo che, quanto da lui espresso non è dettato da cinismo e spera che un giorno ricercatori all’avanguardia vadano a frugare là dove sia necessario e dare avallo alle sue intuizioni.   

LA DONNA OGGI

 

Tempo addietro, da una notizia trasmessa dalla televisione, ho appreso che, a seguito di accertamenti clinici e relativi sondaggi, è stato accertato che, a causa di dannosi elementi chimici contenuti non solo nei cibi (spesso non più genuini) ma in molte altre cose di uso e consumo quotidiano, nell’uomo si è verificato un notevole abbassamento di testosterone il ché, potrebbe portarlo col passare del tempo, alla totale perdita della sua virilità e addirittura a cambiare sesso. Essendo io un attento osservatore della realtà in cui oggi, come oggi ci è dato vivere, mi permetto di esprimere un giudizio su quanto sta accadendo all’uomo e comincio col dire che agli elementi chimici bisognerebbe aggiungere un fattore psicologico contributivo al danno, accreditabile alle donne. Mi spiego:Oggi la donna non è più quella di una volta, si è esteticamente e socialmente mascolinizzata; non indossa più gonne (abbigliamento che la distingueva dall’uomo) ma pantaloni; alcune di esse radono a zero i capelli o li tagliano cortissimi per cui, camminando per strada è difficile stabilire, finché non ti passano vicino, se si tratta di uomini o donne. Con lotte femministe, sono riuscite ad ottenere parità di diritti, gli stessi spettanti all’uomo e qui voglio sottolineare che, qualsiasi genere di progresso, inevitabilmente porta con sé il regresso: si ottiene qualcosa e qualcosa si perde. La donna in questo caso ha perso la sua femminilità. Oggi fare l’amore con lei è come avere un rapporto omosessuale. Più non le importa di apparire attraente agli occhi dell’uomo; il lavoro le sta togliendo l’istinto materno perché ritenuto ormai più importante di un figlio e ammesso che desideri un figlio, comincia a preferire l’inseminazione artificiale piuttosto che unirsi sessualmente all’uomo; colpa de nostri governanti che tutto concedono. Il lavoro, l’indipendenza hanno cancellato dalla sua mente l’amore, gli obblighi familiari: vincoli a cui la stessa natura l’aveva sottoposta quindi, colpevole dello sfacelo familiare cui assistiamo e del bullismo imperante dei figli, ormai impossibilitati a ricevere una corretta educazione. Tutto considerato, non c’è poi da meravigliarsi se alcuni uomini, incapaci di adeguarsi a tali cambiamenti, psicologicamente destabilizzati, fuori dell’abituale corretto vivere, usano violenza nei suoi confronti. Di fronte a tanto scompiglio sociale mi meraviglia che sociologi, antropologi non si preoccupino di affrontare il problema e cercare in qualche modo di risolverlo, di porvi rimedio. Suggerirei a costoro di darsi una mossa, (come si suol dire) svegliarsi, aprire gli occhi, sondare a fondo l’attuale, disdicevole comportamento della donna, non più angelo del focolare e cercare di riportarla sulla retta via.

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