Archivi del mese: giugno 2018

INDIA

India, ritenuta per antonomasia misteriosa. Per mio conto il mistero sta e resta nell’impossibilità di capire a fondo i comportamenti, le usanze, i riti dei suoi abitanti, poiché mille miglia dai nostri e non c’è da stupirsene, viviamo in realtà diverse. L’India con le sue apprezzabili, innegabili bellezze, i suoi misteri, è tuttavia un paese retrogrado; me ne convince il fatto che vi regna sovrano il razzismo, le differenze di classe. Penso che a creare tale situazione vi abbia contribuito il passato colonialismo degli inglesi. Un esempio lampante di quanto siano veritiere le mie affermazioni può dimostrarlo la sorte toccata ai così detti “intoccabili,” gente poverissima. Da una ricerca fatta, risulta che, ritenuti di bassa casta, il potere altamente discriminatorio li costringe ai lavori più umili. Impiegati come spazzini di rifiuti organici umani, ritenuti appartenenti a caste inferiori, per sfamarli, il cibo viene loro gettato per terra come se fossero cani. L’appellativo di “intoccabili” credo sia nato da persone altolocate, a cui fa ribrezzo il solo pensiero  che la casualità possa farglieli toccare mentre camminano per strada. Che gli indiani siano un popolo poco evoluto, quasi ristagnante nei primordi della vita, lo dimostra il fatto che, come gli uomini primitivi hanno innalzato agli altari numerose divinità maschili e femminili; cito le tre più note: Brahma, Shiva, Vishnu e fin qui niente di strano dato che hanno sembianze umane ma, l’incredibile diventa preponderante se si pensa che la loro adorazione oltrepassando i limiti della ragione e del buon senso si estende anche verso numerosi animali. Tra i più noti basta citare le vacche sacre che camminano libere e indisturbate per le strade e poi, dulcis in fundo fanno innalzato un tempio perfino ai topi. I cattolici in punta di morte si accontentano di ricevere l’estrema unzione dai preti; gli indiani invece se muoiono per strada, prima di esalare l’ultimo respiro, si accontentano di stringere tra le mani la coda di una vacca! Comunque sia, l’India resta un paese da sogno che confesso, visiterei volentieri se con l’aiuto di qualcuno potessi eliminare tanti se e tanti ma…

TECNOLOGIA

 

Non amo la tecnologia. Per necessità riesco appena a tollerare il computer e il cellulare in mio possesso. Imperterrita, con sempre nuove invenzioni, la tecnologia avanza senza soste, ormai è sovrana per cui dobbiamo stare attenti a non assoggettarci al suo dominio poiché potremmo rimanerne schiavi. Oggi è già possibile verificarne gli effetti negativi: Molte industrie, fabbriche, aziende hanno affidato alle macchine il lavoro che per necessità di sopravvivenza spettava all’uomo, creando disoccupazione, povertà. Conseguenze non meno dannose derivano dall’uso esagerato, quasi maniacale degli smartphone, tablet, cellulari. Camminando per le strade s’incontrano uomini, donne, a volte perfino bambini con gli occhi fissi su questi oggetti, intenti a scrutare, digitare, parlare, magari con cuffie alle orecchie. A guardarli si ha l’impressione di persone ammattite che parlano da sole. Una sera sono andato a teatro per assistere alla rappresentazione dell’Aida; (opera lirica di Giuseppe Verdi) in una balconata sedevano ai miei lati due ragazzi, entrambi invece di guardare verso il palcoscenico, per tutta la durata dello spettacolo hanno tenuto lo sguardo fisso sui loro smartphone o tablet che fossero, tenuti sul palmo di una mano e con l’altra impegnata alla digitazione; il che mi induceva a chiedermi: – Perché sono venuti, se quest’opera incantevole non suscita in loro nessun interesse? – Questo è un esempio lampante di come l’attaccamento morboso alla tecnologia può distogliere dalla realtà, farcela ignorare e perdere certi valori essenziali per poter vivere umanamente. Visto e considerato mi vien fatto di dire: – Bene, usiamo pure i cellulari e quant’altro, ma sarebbe corretto tenerli spenti mentre si cammina per strada e usarli solo per impellenti necessità, per difficoltà inaspettate. Se invece desiderate fare quattro chiacchiere con amici, parenti, fatelo in casa servendovi magari del telefono fisso. Coi mezzi che ci sono oggi comunicare con gli altri è facilissimo, purtroppo diventa sempre più difficile, sempre meno desiderabile incontrarsi e parlare faccia a faccia; questo è un male da prenderne coscienza e cercare di porvi riparo. La tecnologia propone, ma il nostro io può e deve disporre, nel senso che con ponderato discernimento, deve accettare soltanto ciò che non apporti danno al vivere comune.